La risarcibilità del danno da perdita della vita

Non è raro che a seguito di avvenimenti di malasanità o di incidenti stradali qualcuno perda un proprio caro. Molte volte oltre alle difficoltà immediate ci si ritrova ad affrontare le peripezie dettate dalla difficoltà a vedere risarcire il danno derivante dalla morte di un familiare.
E’ risarcibile il danno da perdita della vita?
Recentemente si è occupata di questo, ancora una volta, la Corte di Cassazione che ha stabilito -con l’ordinanza 1° luglio 2020, n. 13261 che “dal punto di vista del diritto civile, la morte d’una persona può costituire un danno non patrimoniale per chi le sopravvive, e non per chi viene a mancare”.

Cosa significa esattamente? Che la vita in sè considerata non è abbastanza importante da essere tutelata?
Quello che questa ordinanza vuole rimarcare è il concetto secondo cui se la morte si sia verificata immediatamente o dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali, il soggetto che ha perso la vita non ha avuto il tempo materiale per acquisire il diritto stesso al risarcimento.

Dal punto di vista del diritto civile, infatti, la morte d’una persona
può costituire un danno non patrimoniale per chi le sopravvive, e non per chi viene a
mancare, ma per potersi avere diritto al risarcimento è opinione oramai consolidata quella secondo cui ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale patito dalla vittima vi è il necessario stato di coscienza della stessa tra le lesioni e la conseguente morte.

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