DDL CAPORALATO: i rischi della paralisi

 

E’ legge il disegno di legge che mira a tutelare le vittime del caporalato.

Mira a tutelare non significa che tuteli per davvero le vittime. Già, perchè più che una norma di prevenzione e/o repressione dell’illecito, appare una norma di polizia con sfumature di propaganda politica. Troppo forte come conclusione?

Fermiamoci un momento e guardiamo la medaglia da entrambe le facce.

Da una parte i lavoratori. Il loro sacrosanto diritto al lavoro ed a non essere sfruttati. Ok, ogni lavoratore va tutelato!!!!

E come lo si fa?

Incatenando lo spirito imprenditoriale e muovendo da un principio cardine: la paura. Ebbene si, appare una normativa che potrebbe avere ricadute di paralisi delle imprese di settore.

Pene severe, la reclusione, per i datori di lavoro rei di non aver rispettato pedissequamente alcune discipline:

retribuzioni minime;

violazioni delle norme sull’orario di lavoro e sui riposi;

violazione delle norme di sicurezza.

Ma cosa accade veramente nel mondo dell’agricoltura?

Succede che accanto a datori di lavoro ed intermediari illeciti -sfruttatori e dai modi illegali- ci sono aziende sane che devono:

  • acquistare a proprie spese le attrezzature per la sicurezza (scarpe, guanti, grembiuli ecc);
  • vegliare sulla sicurezza e munirsi di tutti i certificati e gli attestati del caso (con costi non esigui);
  • pagare e sottoporre il personale STAGIONALE a visite mediche di controllo.

Questi ed altri gli oneri dell’impresa che, oltre a pagare spese, tasse e rischio di impresa sono, nel panorama di una Italia che viaggia in un economia quasi bloccata, paralizzate dalla paura. Paura che per un piccolo errore di natura amministrativa/burocratica (ad esempio un certificato scaduto) possano essere sottoposti a misure detentive (il carcere!!!).

Probabilmente ci sarebbero misure diverse per reprimere i VERI sfruttatori che potrebbero non essere mai scovati perchè capaci di non palesarsi sotto forma di impresa. Il mio è un punto di vista che raccoglie anche quello di un’altra forma di lavoratori: gli imprenditori. Quelli che assumono il rischio, sui quali non c’è alcuna garanzia. Gli imprenditori che non hanno diritto a sussidi di disoccupazione e che non fanno il conto delle “giornate”, delle “ore lavorative” e delle responsabilità. Perchè lavoratori si è tutti e, come sempre accade, accanto a quelli sfruttati ci sono quelli sfruttanti!

Vien da chiedersi se, a seguito di una legge siffatta il caporalato non si sia invertito, mettendo le imprese sulla soglia di un baratro, vittime di una paralisi che male si associa con la dinamica di impresa.

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