LA RESPONSABILITA’ DEL MEDICO E … LA VITA

E’ sera, è tardi, ma voglio condividere con voi questo pezzo di vita che mi appartiene.

Tante volte ho scritto che per fare l’avvocato, a mio avviso, bisogna avere coraggio, forza e sensibilità. Il mondo ci vuole agguerriti e cattivi. E lo siamo: spregiudicati ed “acidi al punto giusto“.

Fuori.

Al centro di un campo di battaglia in cui si consumano diritti, desideri, principi, ragioni e pretese. Le nostre armi sono il nostro sapere, l’intuito, la perseveranza.

E’ passato del tempo da quando seguo questo caso, scandito da emozioni che tolgono il riposo notturno. Tempo che ha visto entrare nel mio studio l’unica realtà della vita che tutti temiamo: la morte.

Il cuore si scioglie quando un parente piange il proprio caro defunto. La mente rabbrividisce quando ti accorgi che quella morte si poteva evitare. Leggi, nei risultati di una perizia, che quella morte è da attribuirsi alla noncuranza dei medici, e ti distacchi per un attimo dalla realtà, certa che quel destino non lo augureresti a nessuno.

Smetti di essere distante e ti cali in quelle lacrime, che una ad una raccontano un dolore INGIUSTO e CATTIVO.

Raccontano i ricordi, sono lacrime di amarezza.

Chiedono giustizia pur sapendo che non porterà indietro il proprio caro.

Lo spirito di giustizia ti muove, e ti fondi col cliente.

Ed ora, perdonatemi se parlo in prima persona. Perchè non ho potuto fare altro che guardare questo processo con gli occhi del mio cliente, con il suo cuore, con la sua pregevole voglia di salvare una vita umana. Non quella del suo caro defunto bensì quella
di chi “verrà dopo”
. E’ questo che fa di un soggetto un essere infinitamente ammirevole e civile. Non giustizia per sè, ma per il bene comune.

Prendo spunto da quella timida luce di “speranza in un mondo migliore” che il mio cliente mi ha passato. Penso a chi non c’è più. Spero che la medicina smetta di essere una “industria” e ricominci ad essere una professione etica.

Molti gli errori, troppi. Tanti i silenzi e le omertà. Troppe le coperture del “sarebbe successo comunque”.

Oggi la mia mano racconta la giustizia. E’ questo che hanno letto i miei occhi nelle parole del Giudice, che sono arrivate dritte al cuore, come una boccata d’ossigeno dopo l’apnea.

Ricordiamo i valori della nostra professione, rispettiamo il giuramento fatto!

Ad maiora, semper.

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